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Alzheimer: Organoidi Cerebrali Derivati dal Sangue per Testare la Risposta ai Farmaci

Di Luglio 27, 20262 min di lettura Imprese e mercato
Organoidi cerebrali per la ricerca sull'Alzheimer

In Breve

Cosa sono gli organoidi cerebrali sviluppati dai ricercatori?
Mini-cervelli generati da cellule staminali indotte da sangue, utilizzati per modellare la risposta ai farmaci nell'Alzheimer.
Qual è l'obiettivo della ricerca sugli organoidi cerebrali?
Identificare come i pazienti rispondono a diversi farmaci per trattare i sintomi psichiatrici associati all'Alzheimer.
Quali sintomi psichiatrici sono gestiti con questa ricerca?
Insonnia, agitazione, depressione e allucinazioni, che colpiscono circa il 90% dei pazienti con Alzheimer.

Un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Medicine ha realizzato un’importante innovazione nel campo della ricerca sull’Alzheimer, sviluppando organoidi cerebrali rombencefalici a partire da cellule staminali pluripotenti indotte, ottenute tramite prelievi di sangue. Questi mini-cervelli, delle dimensioni di un pisello e capaci di produrre serotonina, sono stati progettati per modellare la risposta individuale ai farmaci utilizzati nel trattamento dei disturbi psichiatrici associati alla malattia di Alzheimer.

Gli organoidi hanno mostrato la capacità di riprodurre, su scala molecolare, caratteristiche tipiche della neurodegenerazione, evidenziando differenze significative nelle proteine coinvolte nella comunicazione neuronale, nelle risposte infiammatorie e nei percorsi associati alla malattia. Questo approccio innovativo offre nuove prospettive per comprendere come i pazienti rispondano a diversi trattamenti farmacologici.

Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno trattato centinaia di organoidi, sia derivati da pazienti affetti da Alzheimer che da soggetti sani, con escitalopram, un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina. I risultati hanno rivelato risposte molecolari eterogenee: in alcuni organoidi è stato osservato un incremento delle proteine legate alla segnalazione serotoninergica e alla comunicazione cellulare, mentre altri hanno mostrato una risposta molecolare scarsa o nulla.

In aggiunta, gli studi hanno esaminato le vescicole extracellulari rilasciate dagli organoidi, trovando al loro interno proteine coinvolte nella comunicazione neuronale, nella memoria e nel rilascio di neurotrasmettitori. Questi elementi potrebbero rivelarsi utili come biomarcatori per la malattia di Alzheimer o come indicatori della risposta al trattamento.

Vasiliki Machairaki, una delle ricercatrici coinvolte nello studio, ha sottolineato che questo modello potrebbe, su larga scala, aiutare a identificare sottogruppi di pazienti con una maggiore probabilità di rispondere a determinati farmaci, orientando così trattamenti più mirati e personalizzati.

È importante notare che, come evidenziato da Vincenzo Andreone, la sperimentazione attuale si concentra sulla gestione dei sintomi psichiatrici, come insonnia, agitazione, depressione e allucinazioni, che colpiscono circa il 90% dei pazienti con Alzheimer. Tuttavia, non si tratta di terapie in grado di modificare il decorso della malattia, e sarà necessario del tempo prima di vedere applicazioni cliniche concrete di questi risultati.

redazione

Autore della redazione Focus Energie.

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