12 Settembre 2026 | sabato
Imprese e mercato

Riso italiano in crisi: siccità e importazioni a dazio agevolato mettono in difficoltà il settore

Di Settembre 11, 20262 min di lettura Imprese e mercato, Sostenibilità e ambiente
Riso italiano in difficoltà per siccità e importazioni

In Breve

Quali sono le cause della crisi del riso italiano?
La crisi è causata dalla siccità e dalle importazioni a dazio agevolato da paesi asiatici.
Cosa si discute al salone internazionale del riso?
Si discutono le problematiche del settore e si presentano strumenti per la gestione dei rischi.
Qual è la produzione media di risone in Italia?
La produzione media si attesta intorno a 1,4 milioni di tonnellate.

Il comparto del riso italiano si trova attualmente in una situazione critica, a causa di una combinazione di emergenze climatiche e dell’aumento delle importazioni a dazio agevolato provenienti dal Sudest asiatico. Questi temi sono al centro del salone internazionale del riso, Risò, che si svolge a Vercelli, con la partecipazione della presidente del Consiglio.

La coltivazione del riso, che richiede un ambiente acquatico per prosperare, ha risentito in modo significativo delle condizioni climatiche estive del 2026, caratterizzate da temperature elevate e siccità. Lo scioglimento precoce delle nevicate e le alte temperature registrate nei mesi di maggio e giugno hanno ridotto le riserve idriche, costringendo molti agricoltori ad anticipare il raccolto, già avviato in diverse zone del paese, invece di attendere il consueto periodo intorno al 20 settembre.

Durante il salone, si svolgerà un incontro organizzato dall’ISMEA, dedicato agli strumenti per la prevenzione e la gestione dei rischi nella filiera del riso. Sarà presentata la nuova “polizza semplificata riso”, una misura pensata per supportare i produttori in questo momento di difficoltà.

Dal punto di vista commerciale, le importazioni da paesi asiatici in regime EBA (Everything But Arms), in particolare dalla Cambogia e dal Myanmar, stanno deprimendo i prezzi del riso italiano. Natalia Bobba, presidente dell’Ente Risi, ha dichiarato: “La spina nel fianco per il settore sono le importazioni da paesi asiatici a dazio zero in regime EBA, che condizionano il nostro mercato”. Ha anche evidenziato che, sebbene esista una clausola di salvaguardia europea, questa richiede un incremento degli acquisti esteri del 45% per poter essere attivata, mentre il settore aveva richiesto una soglia del 20%.

Bobba ha sottolineato che “il mercato non è stato favorevole” e ha segnalato che in alcuni segmenti gli agricoltori hanno dovuto vendere a prezzi inferiori ai costi di produzione. Inoltre, la carenza idrica ha contribuito al calo delle superfici investite a riso, con una riduzione di circa 1.200 ettari.

Le incognite sui costi di produzione, in aumento a causa del rincaro dei prezzi del gasolio e del metano utilizzati per il trasporto e l’essiccazione, aggravano ulteriormente la situazione. Attualmente, la produzione media italiana di risone si attesta intorno a 1,4 milioni di tonnellate, con circa 3.500 produttori e 95 industrie di trasformazione attive nel settore.

Nonostante le difficoltà, i contratti di filiera coprono solo il 2,5% della produzione totale. Secondo l’ente, questi contratti potrebbero rappresentare uno strumento utile per garantire migliori remunerazioni e maggiore sicurezza nelle forniture. Due anni fa, quando il riso veniva venduto a 60 euro al quintale, il valore della produzione raggiungeva circa 750 milioni di euro; oggi, il valore è sceso a circa la metà.

redazione

Autore della redazione Focus Energie.

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