12 Settembre 2026 | sabato
Efficienza Energetica

Contesa Legale sull’Ex Ilva: La Fermata dell’Area a Caldo di Taranto in Discussione

Di Settembre 8, 20263 min di lettura Efficienza Energetica
Ex Ilva Taranto

In Breve

Qual è il motivo della contesa legale sull'ex Ilva?
La contesa legale riguarda la fermata dell'area a caldo disposta da un decreto della Corte d'Appello di Milano.
Quali sono le conseguenze della fermata dell'area a caldo?
Le conseguenze includono potenziali licenziamenti e impatti sulla salute pubblica.
Quando è fissata l'udienza per le istanze di sospensiva?
L'udienza è fissata per il 9 settembre a Milano.

La situazione attorno all’ex Ilva di Taranto si fa sempre più complessa. Attualmente, è in corso una contesa legale tra Acciaierie d’Italia e i legali che rappresentano i cittadini di Taranto, insieme all’associazione Genitori Tarantini. Al centro della disputa c’è la fermata dell’area a caldo, disposta da un decreto della Corte d’Appello di Milano, la quale prevede che l’interruzione avvenga entro la fine di ottobre, a 90 giorni dalla data del 27 luglio.

Il 9 settembre è fissata un’udienza a Milano per discutere le istanze di sospensiva presentate sia da Acciaierie d’Italia che da Ilva, che hanno impugnato il decreto anche in Corte di Cassazione. Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, che rappresentano i cittadini, sostengono che la concessione della sospensione richieda la prova della gravità e dell’irreparabilità del danno, argomentando che nel caso specifico non è stato dimostrato il requisito della gravità, rendendo quindi infondate le preoccupazioni sulla irreparabilità.

In particolare, i legali contestano l’affermazione della società secondo cui le fermate precedenti avrebbero dimostrato un rischio di compromissione irreversibile. Ricordano che gli altiforni e le cokerie sono stati fermati e successivamente riavviati, e che nel caso delle cokerie, un fermo prolungato di oltre otto mesi non ha impedito la produzione di acciaio grazie all’approvvigionamento di coke sul mercato. Questa situazione, secondo loro, evidenzia una scelta di privilegiare il profitto a scapito della salute pubblica, poiché le cokerie sono responsabili delle emissioni di sostanze tossiche come il benzene e gli IPA, incluso il benzoapirene.

Acciaierie d’Italia ha risposto affermando che i precedenti casi non sono comparabili. In passato, gli altiforni sono stati mantenuti in condizioni di conservazione mediante il riscaldo dei cowper, operazione che il decreto attuale impone di non adottare. Inoltre, le cokerie erano state fermate nell’ambito di un procedimento tecnico e autorizzativo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che ha consentito misure di conservazione.

Secondo l’azienda, il decreto subordina la ripresa dell’area a caldo a due condizioni che non possono essere realizzate entro il termine di 90 giorni: la completa rimozione dell’amianto presente nei cowper e la risoluzione delle problematiche legate alle concentrazioni ambientali di PM10 e PM2,5. Acciaierie d’Italia stima che ci siano circa 1.690 tonnellate di materiale confinato in sette dei dodici cowper, descrivendo l’intervento di rimozione come paragonabile al rifacimento integrale dei cowper, con tempi tecnici di almeno un anno.

Inoltre, l’azienda sottolinea che non esistono, nel comparto siderurgico europeo, conclusioni sulle Migliori Tecniche Disponibili (BAT) o autorizzazioni integrate ambientali che stabiliscano limiti di emissione ai camini per PM10 e PM2,5, e che la definizione di tali limiti richiederebbe un procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) con tempi superiori ai 90 giorni.

La Valutazione di impatto sanitario (Vis) è parte integrante dell’AIA del 4 agosto 2025, e una nota del 26 febbraio 2026 contiene richieste di approfondimento su specifici aspetti della prescrizione n.2. È stato avviato un tavolo tecnico con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Mase e altri enti competenti per affrontare queste problematiche.

Oggi, 8 settembre, sono stati convocati tre incontri dal Governo a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni delle imprese e sindacati. Nel frattempo, i numeri dei lavoratori potenzialmente interessati dalla fermata continuano ad aumentare: 28 imprese associate ad Aigi hanno annunciato circa 2.500 licenziamenti collettivi, mentre Confapi prevede un incremento di circa 1.700 unità tra licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione, senza aver però ancora attivato le procedure. Aigi ha convocato i sindacati per il 10 settembre per discutere dei 2.500 licenziamenti previsti.

redazione

Autore della redazione Focus Energie.

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