In Breve
- Cosa è la flessibilità della domanda?
- La flessibilità della domanda è la capacità dei consumatori di adeguare il loro consumo di energia in risposta a segnali esterni.
- Quali sono i benefici della flessibilità della domanda?
- I benefici includono la riduzione dei costi dell'elettricità e una minore interruzione della produzione rinnovabile.
- Come può la flessibilità della domanda ridurre le bollette?
- Attraverso tariffe dinamiche e l'aggregazione dei consumatori, si possono appiattire i picchi di domanda e abbattere i costi.
Nei primi quattro mesi del 2026, l’analisi di Flexit evidenzia che spostare i consumi elettrici dalle ore più costose verso le ore centrali della giornata potrebbe portare a una riduzione dei costi fino al 69%, con un abbattimento del prezzo fino a 59 euro al MWh. Questo cambiamento nella domanda potrebbe comportare una diminuzione aggregata della domanda di 2-5 GW, corrispondente a circa il 5-10% del carico elettrico italiano, e potrebbe abbassare il Prezzo Unico Nazionale (PUN) di 30-50 euro al MWh nelle ore interessate, traducendosi in una riduzione dei costi del 10-30%.
La flessibilità dal lato della domanda (demand-side flexibility, DSF) rappresenta la capacità dei consumatori di adattare dinamicamente la loro produzione e consumo in risposta a segnali esterni, sia individualmente che attraverso operatori di mercato come retailer e aggregatori. Questi ‘flexumer’ possono beneficiare di tariffe dinamiche, riducendo così le proprie bollette e contribuendo, attraverso l’aggregazione, ad appiattire i picchi di domanda e a ridurre il prezzo all’ingrosso.
Un altro vantaggio di questa flessibilità è la diminuzione del rischio di curtailment della produzione rinnovabile. Nel 2025, sono stati fermati 640 GWh di energia eolica su 21 TWh prodotti e 162 GWh di energia solare su 44 TWh. In Francia, gli aggregatori di demand response partecipano già ai mercati all’ingrosso attraverso il meccanismo NEBCO, ottenendo riduzioni del prezzo all’ingrosso fino a 60 euro al MWh durante i picchi di domanda.
In Italia, sono attualmente in fase di sviluppo quattro progetti pilota su mercati locali della flessibilità, situati a Milano (Unareti), Roma (Areti), nel Centro Italia (E-Distribuzione) e a Trieste (AcegasApsAmga). Questi progetti, attraverso aste, remunerano i clienti che mettono a disposizione la propria flessibilità. La neonata associazione italiana Flexit, parte del gruppo europeo SmartEn, che raggruppa operatori come retailer, aggregatori e produttori di tecnologia, sottolinea l’urgenza di attivare questo potenziale per ridurre rapidamente le bollette di famiglie e imprese.
Attualmente, il prezzo dell’elettricità (PUN Index GME) ha raggiunto i 224 euro al MWh, un livello non registrato dal dicembre 2022. L’Unione Europea ha previsto la possibilità di partecipazione alla flessibilità già dal 2019 con la direttiva 2019/944 e il regolamento 2019/943, mentre ARERA ha dato il via libera nel 2021. Michael Villa, presidente di Flexit e direttore generale di SmartEn, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un framework normativo comune che uniformi le regole per consentire lo sviluppo di mercati scalabili e business replicabili.
