12 Settembre 2026 | sabato
Efficienza Energetica

Riorganizzazione del mercato europeo del jet fuel dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz

Di Agosto 26, 20262 min di lettura Efficienza Energetica, Imprese e mercato
Raffineria di jet fuel

In Breve

Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel?
La chiusura ha portato a un aumento delle importazioni di jet fuel da Stati Uniti e Nigeria, riorganizzando il mercato europeo.
Quali paesi stanno fornendo jet fuel all'Europa dopo la crisi?
Stati Uniti e Nigeria sono diventati i principali fornitori di jet fuel per l'Europa.
Come sono cambiate le scorte di jet fuel in Europa?
Le scorte di jet fuel in Europa sono rimaste limitate, con livelli inferiori alla media degli ultimi cinque anni.

La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto notevole sul mercato europeo del jet fuel, costringendo i paesi europei a riorganizzare le proprie fonti di approvvigionamento. A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le importazioni europee di carburante per aviazione sono aumentate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 barili al giorno a giugno, mantenendo questo livello anche a luglio. Prima della crisi, l’Europa importava complessivamente tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz. La chiusura ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300.000 barili al giorno.

Nel mese di aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha reso la Nigeria un fornitore sempre più significativo per l’Europa.

Tuttavia, la sostituzione dei volumi mediorientali non è avvenuta senza costi. Acquirenti in Europa, Asia e altrove si sono contesi le forniture disponibili, costringendo le raffinerie europee a riallocare la produzione, con effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati. Nonostante l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità sul diesel. Le importazioni di diesel sono scese da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio, e a metà agosto il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.

Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo e ad agosto le scorte dell’hub ARA risultavano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Il prezzo del jet fuel ha superato i 1.300 dollari per tonnellata, e i prezzi a termine sono aumentati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, influenzando i costi di approvvigionamento e i margini delle compagnie aeree.

Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, la risposta potrebbe arrivare dal lato dell’offerta, con possibili tagli di capacità durante l’inverno, quando la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.

redazione

Autore della redazione Focus Energie.

Tutti gli articoli →