In Breve
- Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
- L'Ets potrebbe aumentare i costi per le imprese chimiche, erodendo gli investimenti.
- Quali sono le principali preoccupazioni delle aziende chimiche?
- Le aziende segnalano asimmetrie regolatorie e la necessità di una revisione dell'Ets.
- Come stanno cambiando gli investimenti nel settore chimico?
- Il 27% delle aziende prevede di ridurre gli investimenti a causa dell'aumento dei costi.
L’impatto dell’Ets sul settore chimico: rischi e opportunità
Il settore chimico si trova di fronte a una sfida significativa: il costo dell’Emissions Trading System (Ets) è previsto aumentare da 600 milioni di euro a 1,5 miliardi all’anno. Questo incremento rappresenta una sottrazione di risorse cruciali per gli investimenti, mettendo a rischio la competitività delle imprese italiane nel panorama europeo.
Il contesto attuale
Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si applica principalmente a materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio, ma non è ancora esteso ai prodotti finiti. La complessità di questi meccanismi e i dubbi sulla loro efficacia pongono interrogativi sulla sostenibilità delle politiche attuali.
Le preoccupazioni delle imprese
Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, sottolinea le asimmetrie regolatorie e fiscali che penalizzano le imprese italiane rispetto ai competitor. Tre sono i pilastri critici individuati: la revisione dell’Ets, una politica energetica di sicurezza e diversificazione, e una politica industriale per la decarbonizzazione.
Investimenti in calo
Secondo Federchimica, l’Ets rappresenta attualmente un costo equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore. Un aumento dei costi costringerebbe le aziende a ridurre gli investimenti o a considerare la delocalizzazione della produzione. Uno studio commissionato da Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha comportato una riduzione del 9% nella produzione europea, con un calo del 90% degli investimenti nel comparto.
Le priorità di investimento
Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti, mentre il 31% prevede di mantenere invariati i livelli di spesa. Solo il 23% prevede un aumento. Le principali aree di investimento indicate includono digitalizzazione (35%), efficienza operativa (47%) e ricerca e innovazione (35%).
Produzione e capacità
Il settore chimico italiano ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021, con una contrazione prevista nel 2026. La chiusura di impianti ha aumentato la perdita di capacità produttiva, che è aumentata di sei volte, corrispondente a 37 milioni di tonnellate, pari al 9% della capacità produttiva europea.
Rischi e sfide future
Le imprese segnalano vari rischi, tra cui la crescente concorrenza cinese (51%), i conflitti in Ucraina e Medio Oriente (43%), e gli oneri delle politiche europee su sicurezza e ambiente (42%). Inoltre, il costo del gas in Europa è circa 3,3 volte superiore a quello statunitense, aggravando la situazione italiana.
Verso una transizione sostenibile
Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le imprese chiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già fatto progressi significativi, riducendo le emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi eccessivi potrebbero compromettere la competitività e la sopravvivenza delle aziende.