15 Luglio 2026 | mercoledì
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Efficienza Energetica

L’impatto dell’Ets sul settore chimico: rischi e opportunità

Di Luglio 15, 20262 min di lettura Efficienza Energetica, Imprese e mercato
Settore chimico e impatto dell'Ets

In Breve

Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
L'Ets potrebbe aumentare i costi per le imprese chimiche, erodendo gli investimenti.
Quali sono le principali preoccupazioni delle aziende chimiche?
Le aziende segnalano asimmetrie regolatorie e la necessità di una revisione dell'Ets.
Come stanno cambiando gli investimenti nel settore chimico?
Il 27% delle aziende prevede di ridurre gli investimenti a causa dell'aumento dei costi.

L’impatto dell’Ets sul settore chimico: rischi e opportunità

Il settore chimico si trova di fronte a una sfida significativa: il costo dell’Emissions Trading System (Ets) è previsto aumentare da 600 milioni di euro a 1,5 miliardi all’anno. Questo incremento rappresenta una sottrazione di risorse cruciali per gli investimenti, mettendo a rischio la competitività delle imprese italiane nel panorama europeo.

Il contesto attuale

Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si applica principalmente a materie prime e prodotti ad alta intensità di carbonio, ma non è ancora esteso ai prodotti finiti. La complessità di questi meccanismi e i dubbi sulla loro efficacia pongono interrogativi sulla sostenibilità delle politiche attuali.

Le preoccupazioni delle imprese

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, sottolinea le asimmetrie regolatorie e fiscali che penalizzano le imprese italiane rispetto ai competitor. Tre sono i pilastri critici individuati: la revisione dell’Ets, una politica energetica di sicurezza e diversificazione, e una politica industriale per la decarbonizzazione.

Investimenti in calo

Secondo Federchimica, l’Ets rappresenta attualmente un costo equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo del settore. Un aumento dei costi costringerebbe le aziende a ridurre gli investimenti o a considerare la delocalizzazione della produzione. Uno studio commissionato da Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha comportato una riduzione del 9% nella produzione europea, con un calo del 90% degli investimenti nel comparto.

Le priorità di investimento

Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti, mentre il 31% prevede di mantenere invariati i livelli di spesa. Solo il 23% prevede un aumento. Le principali aree di investimento indicate includono digitalizzazione (35%), efficienza operativa (47%) e ricerca e innovazione (35%).

Produzione e capacità

Il settore chimico italiano ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021, con una contrazione prevista nel 2026. La chiusura di impianti ha aumentato la perdita di capacità produttiva, che è aumentata di sei volte, corrispondente a 37 milioni di tonnellate, pari al 9% della capacità produttiva europea.

Rischi e sfide future

Le imprese segnalano vari rischi, tra cui la crescente concorrenza cinese (51%), i conflitti in Ucraina e Medio Oriente (43%), e gli oneri delle politiche europee su sicurezza e ambiente (42%). Inoltre, il costo del gas in Europa è circa 3,3 volte superiore a quello statunitense, aggravando la situazione italiana.

Verso una transizione sostenibile

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le imprese chiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già fatto progressi significativi, riducendo le emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi eccessivi potrebbero compromettere la competitività e la sopravvivenza delle aziende.

admin

Autore della redazione Focus Energie.

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